Ecosistemi di innovazione sociale. Ma in che senso?
perché si parla di ecosistemi di innovazione sociale? Ecosistemi in sociologia? Non è un termine usato dalle scienze naturali?
Lo è, in particolare dall’ecologia. Significa un insieme naturale formato da una comunità di organismi viventi e dall’ambiente fisico nel quale essi vivono. Le scienze sociali hanno coniato il termine all’inizio del 2000 nel settore dell’imprenditoria sociale, anche se esistevano già studi di stampo economico e organizzativo sui distretti industriali e sui sistemi produttivi locali, che ruotavano intorno al concetto senza nominarlo. Comunque, fin da quando è stato introdotto nella terminologia sociologica, “ecosistema” ha provocato un fervente dibattito critico che ha sottolineato la mancanza di chiarezza e di precisione del concetto. Qualche studiosǝ lo ha definito anche inutile e ridondante.
Fatto sta che però questa parola ha una grande capacità evocativa e comunicativa. Appena la si pronuncia, nella mente di chi ascolta prende forma un gruppo di attori sociali (individui e organizzazioni) insieme al loro ambiente, cioè insieme a tutto quello che ruota intorno a loro (altre organizzazioni, altri attori, lo spazio geografico, le leggi giuridiche, i discorsi che li riguardano, ecc.).
Comunicare che occorre sviluppare ecosistemi di innovazione sociale, significa sottolineare la necessità di coinvolgere tutti gli attori, inclusi i loro ambienti, a collaborare a quell’ecosistema e a quell’innovazione sociale. Il processo di rappresentare per ecosistemi un gruppo di attori e i loro ambienti equivale alla recente tendenza – contrapposta alla globalizzazione – a territorializzare le pratiche sociali, a dare loro un confine ben definito sul territorio, a rilocalizzarle.
Quindi, usare il concetto di Ecosistema ha una valenza sociopolitica perché richiama l’idea di una responsabilità territoriale condivisa da più attori, in cui tutti innovano per il bene comune.
Idilliaco no?
E infatti nella realtà non è così. La generazione, lo sviluppo e la cura di ecosistemi di innovazione sociale non sono mai facili e lineari. In più, può anche succedere che un ecosistema risulti essere di ostacolo allo sviluppo di innovazione sociale. La sfida è mettere in piedi una governance (cioè un’organizzazione) innovativa, costruita ad hoc in ogni contesto territoriale, che sappia dare agli attori dell’ecosistema un obiettivo comune da raggiungere, mentre perseguono anche i propri singoli obiettivi.
Per fare questo, possono essere usati vari strumenti e tecniche di lavoro, che afferiscono ai processi partecipativi e di amministrazione condivisa, o a partnership pubblico private, o a casi di imprenditoria sociale, o altro ancora. Ma invece di concentrarci sui singoli strumenti, nel libro abbiamo (mi riferisco a noi curatorз e in secondo luogo allз autorз dei capitoli) deciso di parlare delle competenze che servono per lo sviluppo di governance adeguate a ecosistemi di innovazione sociale.
Il primo capitolo contiene una riflessione importante sul termine “ecosistema” e, indipendentemente dai vostri interessi specifici, ne consiglio comunque la lettura. Seguono due capitoli di importanza trasversale: la comunicazione dell’innovazione sociale (che ho scritto con la mia amica Roberta Spada, aka @lametascienza) e la sua valutazione, entrambe spesso trascurate.
Poi seguono molti casi diversi, analizzati in contesti diversi con focus su aspetti diversi, che però restituiscono la moltitudine di innovazioni sociali sul territorio italiano e fanno appunto lo sforzo di isolare le competenze necessarie per svilupparle. Si passa da tre capitoli che mettono in relazione l’innovazione sociale con la sostenibilità ambientale e il cambiamento climatico. Segue un capitolo sulla cittadinanza, l’azione civica e le imprese di comunità, come nuovo attore dell’ecosistema territoriale. Poi due capitoli si inseriscono nella cornice del settore sociosanitario, mentre altri tre affrontano la tematica della tecnologia e del digitale.
È possibile leggerli in ordine, o scegliere dall’indice quali leggere e quali tralasciare. Anche perché il libro è open access e si scarica gratuitamente, quindi tanto vale intanto scaricarlo e con calma spizzicarlo.
Questo è il riferimento bibliografico. Cliccandoci, rimanda al link da cui scaricare il libro.
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Ricercatrice in Sociologia